Assicurazioni Rc auto, le proposte degli agenti per migliorare la vita degli automobilisti

Alla presentazione del libro Malassicurazione, il presidente degli agenti, Demozzi, e l’avvocato Carraro, chiedono al governo di cambiare le regole degli indennizzi

Equo risarcimento anche se il danneggiato utilizza un carrozziere di fiducia, stop all’indennizzo diretto obbligatorio da parte della propria compagnia assicurativa, riconoscimento, per via normativa, del diritto di cumulo tramite indennizzo da polizza infortuni e risarcimento danni (per il medesimo evento) e, infine, stop alla riforma Cartabia per le cause civili relative all’infortunistica stradale. Quattro proposte operative che sono in grado di migliorare il meccanismo dell’Rc auto. E quindi anche la vita degli automobilisti.

A sostenerlo il presidente del sindacato nazionale agenti di Assicurazione, Claudio Demozzi, e l’avvocato Francesco Carraro, da anni impegnato nella lotta contro lo strapotere delle compagnie nel rapporto con i clienti, nonchè autore di diversi saggi sul tema. Veri e propri suggerimenti al governo di Giorgia Meloni che arrivano dall’incontro alla Camera per la presentazione del libro “Malassicurazione” di Massimo Quezel,  fondatore e presidente della società di consulenza utenti nel comparto assicurativo Studio Blu, su iniziativa dell’onorevole Chiara La Porta

Nessun pregiudizio per chi usa il carrozziere di fiducia

L’ipotesi di lavoro era prevista in un emendamento, poi sfumato, al Dl concorrenza. “L’idea di fondo è quella di garantire al danneggiato parità di trattamento con un equo risarcimento snche quando si ricorre ad un carrozziere di propria fiducia” spiega Demozzi, “ristabilendo un diritto” dell’utente la soluzione ritenuta più adeguata. Sull’indennizzo diretto, il presidente del sindacato degli agenti propone invece di “tornare all’antico”.

“Se si tratta infatti di una facoltà, non si capisce perchè debba essere un obbligo. Si può lasciare al cliente la possibilità di avvalersi o meno di un diritto, non si impone certo un diritto” precisa evidenziando la distorsione creata dalla decisione del legislatore di adottare il meccanismo della liquidazione diretta. E cioè un sistema che prevede per i sinistri stradali più semplici il danneggiato debba rivolgersi necessariamente alla propria compagnia assicurativa e non a quella che ha provocato il danno. 

Il risarcimento diretto è infatti una distorsione del meccanismo di liquidazione 

Lo ha evidenziato l’autore di Malassicurazione, Quezel, che ha spiegato come “la regola generale prevista dal nostro Codice Civile è che chi causa un danno è obbligato a risarcire il danneggiato (“chi rompe, paga…”). Con particolare riferimento alla circolazione dei veicoli, come tutti sappiamo esiste l’obbligo di assicurazione”. “Questa assicurazione, però, non serve (come molti credono) a coprire i danni che l’automobilista subisce, quanto a manlevarlo dal pagare il risarcimento per i danni che potrebbe provocare agli altri – ha aggiunto -. Con la procedura di risarcimento diretto questa logica semplicissima è stata complicata inutilmente. Infatti, il risarcimento diretto prevede che a pagare i danni che io ho subìto a seguito di un incidente non sia la compagnia di chi l’ha causato, ma la mia stessa compagnia. La compagnia del danneggiato paga, quindi, il risarcimento al proprio cliente, per poi rivalersi nei confronti della consorella”.

Un sistema che, secondo le compagnie, semplifica la vita degli assicurati. “Questa è la versione delle società assicurative – prosegue – nella realtà le cose stanno diversamente”. Per Quezel, il meccanismo “snatura completamente il procedimento risarcitorio. Abbiamo detto che la mia compagnia si rivale nei confronti della compagnia di controparte, ma (e qui sta il problema) non dell’esatto importo che mi ha pagato. Si rivale di una somma forfettaria, un importo medio stabilito ogni anno”. Detta in altri termini, si tratta di “un incentivo a sottostimare i danni, sempre e comunque“. 

Ecco perchè così il sistema danneggia gli assicurati

Nel dettaglio, se la compagnia sa che, a prescindere da quanto liquiderà al proprio assicurato, potrà ottenere in compensazione una somma fissa, avrà sempre tutto l’interesse a pagare il meno possibile. “Se paga un risarcimento inferiore al forfait, la differenza sarà tutto guadagno. Se invece il danno vale più del forfait, la compagnia cercherà di ridurre al minimo la differenza tra quanto liquiderà e quanto otterrà in compensazione” conclude l’esperto. “Tutto questo va a discapito dei danneggiati, che sono vittime di un sistema intrinsecamente ingiusto e non obiettivo. Sono cambiati anche i parametri per stabilire chi sia un “buon” cliente per la compagnia”.

Ripartire dall’assicurato

Il sistema va, in sintesi, ripensato nell’interesse del danneggiato, come evidenzia il senatore Manuel Vescovi. “Quando pensi che il danno subito in un incidente debba essere contabilizzato mentre una persona lotta fra la vita e la morte, ti si gela il sangue. Tanto più se poi pensi che il risparmio nel risarcimento pattuito con la compagnia si trasforma in utili per i soci” sottolinea. Per questo l’invito è a mettere mano ad “una materia assolutamente complessa che tuttavia ci riguarda tutti”.

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