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#RCAuto. Le novità apportate dal #ddlConcorrenza al Mercato assicurativo.

Acco alcune novià apportate dal DDL Concorrenza.

1) Stop al rinnovo tacito dei rischi accessori (incendio, furto) della polizza Rc auto.

Il comma 25 dell’art. 1 della legge sulla concorrenza estende il principio della durata annuale del contratto Rc auto e del divieto di rinnovo tacito, a richiesta dell’assicurato, anche ai contratti stipulati per i rischi accessori (ad esempio incendio e furto), nel caso in cui la polizza accessoria sia stata stipulata in abbinamento a quella della Rc auto (con lo stesso contratto o con un contratto stipulato contestualmente).
Resta, invece, la risoluzione automatica del contratto si applica anche ai rischi accessori alla polizza per l’assicurazione Rc auto principale.
In materia si ricorda che l’art. 170-bis del Cap prevede che il contratto di assicurazione obbligatoria Rc auto abbia durata annuale o, su richiesta dell’assicurato, di anno più frazione; la norma vieta il rinnovo tacito, in deroga all’art. 1899, primo e secondo comma c.c. Inoltre l’assicurazione è tenuta ad avvisare il contraente della scadenza del contratto con preavviso di almeno trenta giorni

2) Obbligo a contrarre.

L’art. 1, comma 2, della legge 124/17 modifica l’art. 132 del Cap, in materia di obbligo a carico delle imprese di assicurazione di sottoscrivere polizze Rc auto. Le imprese di assicurazione sono tenute a rilasciare la polizza a chi lo chieda, salva la necessaria verifica della correttezza dei dati risultanti dall’attestato di rischio, nonché dell’identità del contraente e dell’intestatario del veicolo, se persona diversa. Il nuovo comma 1-ter precisa che la verifica va effettuata anche mediante consultazione delle banche dati di settore e dell’archivio antifrode istituito presso l’Ivass. Se dalla consultazione risulti che le informazioni fornite dal contraente non sono corrette o veritiere, le imprese non sono tenute a rilasciare la polizza. E in caso di mancata accettazione della proposta, le imprese ricalcolano il premio e inviano un nuovo preventivo al potenziale cliente. Il comma 4 della legge aumenta la sanzione in caso di rifiuto o elusione dell’obbligo a contrarre: il minimo e il massimo edittale, definiti in 1.500 euro e 4 mila euro, passano a 2.500 euro e 15 mila euro.

3) Bonus/malus.

Il comma 12 della legge concorrenza modifica l’art. 133 del Cap, prevedendo che, nel caso di contratti con clausola bonus-malus, la variazione del premio, in aumento o in diminuzione rispetto alla tariffa in vigore applicata dall’impresa, deve essere indicata, in valore assoluto e in percentuale, nel preventivo del nuovo contratto o del rinnovo.
L’art. 133 del Cap disciplina il sistema del bonus-malus e cioè le variazioni in aumento o in diminuzione del premio applicato all’atto della stipulazione o del rinnovo, in relazione al verificarsi o meno di sinistri nel corso di un certo periodo di tempo, oppure in base a clausole di franchigia che prevedano un contributo dell’assicurato al risarcimento del danno o in base a formule miste fra le due tipologie (sistema bonus-malus). Con una modifica introdotta dal dl n. 1 del 2012 (art. 34-bis) è stato previsto che la variazione in diminuzione del premio si applica automaticamente, fatte salve le migliori condizioni, nella misura preventivamente quantificata in rapporto alla classe di appartenenza attribuita alla polizza ed esplicitamente indicata nel contratto. Con la modifica prevista dal comma 12 anche la variazione in aumento si applicherà automaticamente.

FONTE: Italia Oggi

#RCAuto. Al #Senato rischio #golpe #ANIA.

Riportiamo pedissequamente il comunicato del Movimento Consumatori che, de facto, rafforza le considerazioni della #CartadiBologna.
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Con il pretesto di proclamare la “libertà contrattuale”, gli emendamenti 3.40, 3.41, 3.44, 3.45, che sembrano trovare il favore della maggioranza, consentiranno di introdurre clausole vessatorie nei contratti assicurativi

MC ha scritto oggi a tutti i senatori membri della X Commissione del Senato, appellandosi al loro senso di responsabilità rispetto ai recentissimi emendamenti sui quali è già iniziata la discussione in tema di RC auto. Emendamenti che nulla hanno a che fare con l’aumento della concorrenza, ma rischiano solo di introdurre norme dannose per i consumatori.

Con il pretesto di proclamare la “libertà contrattuale”, gli emendamenti 3.40, 3.41, 3.44, 3.45, che sembrano trovare il favore della maggioranza, consentiranno di introdurre clausole vessatorie nei contratti assicurativi. La norma che ne uscirà prevede infatti che il danneggiato ha diritto all’integrale risarcimento del danno ma… “fatta salva la libertà contrattuale”, quindi salvo che nel contratto vi sia scritto qualcosa di diverso. Clausole, cioè, che limitano il risarcimento e che sono vietate, per disciplina generale, in tutte quelle ipotesi in cui una parte, il consumatore, si trovi in una posizione di squilibrio nei confronti di un’altra più forte.

“E’ scandaloso permettere che il Codice del consumo proprio e solo nei contratti assicurativi non possa più trovare applicazione – afferma Alessandro Mostaccio, segretario generale MC – queste nuove norme nulla hanno a che vedere con la concorrenza, non scherziamo, qui si colpiscono i diritti!

Come leggere altrimenti, anche gli emendamenti 10.12 e 10.13, che inseriscono un termine di decadenza dall’azione risarcitoria di soli 90 giorni a fronte del termine attuale di due anni? O l’emendamento 10.8 che si propone di aumentare di altri 60 giorni il termine concesso ai danneggiati per poter eventualmente agire in giudizio per la tutela dei propri diritti? Termine azionato a mera discrezione della compagnia debitrice e senza alcun controllo da parte dell’Ivass, impedendo di fatto al danneggiato, in contrasto con gli artt. 111 e 24 della Costituzione, di proporre la domanda giudiziale”.

Movimento Consumatori chiede alla X Commissione di deliberare in materia nell’interesse dei consumatori, tenendo conto che un arretramento nei diritti e nelle tutele di così vasta portata, se non è mai giustificabile in nessun settore economico, lo è tanto meno in un comparto, come quello assicurativo che nell’ultimo triennio ha portato a casa utili per 6 miliardi di euro.

#RCAuto – iL MOTIVO della differenza tariffaria – #DOPPIAVERITA

‪#‎RCAuto‬ ‪#‎Assicurazioni‬ ‪#‎doppiaverita‬ ‪#‎federalismoassicurativo‬

Dopo tanto pensare ed analizzare finalmente posso esprimere CHIARAMENTE il mio pensiero su una battaglia che seguo da oltre DUE ANNI.

L’ho battezzata #doppiaverita in quanto il comportamento delle compagnie è VERO, ovvero basato sui dati, così come la Ns. battaglia è altrettanto VERA, basata anch’essa suigli stessi dati !

La doppiaverità consiste nella corretta lettura dei dati.

Noi di MOBAST, nel valutare l’operato delle compagnie di assicurazioni, teniamo ben presente cosa siano e per quale motivo siano nate… Sono INDUSTRIE del RISCHIO che, grazie al principio di MUTUALITA’, riescono a “spalmare” il RISCHIO stesso, contratto dal cliente, sul maggior numero di assicurati al fine di danneggiare il meno possibile la clientela tutta… per certi versi una specie di SOCIALDEMOCRAZIA, diciamo il IV stadio del comunismo anelato dal Marx (perdonate la citazione arrugginita e figlia di lontani studi)…

Di contro le compagnie assicurative oggi si vedono come player del mondo FINANZIARIO, sono delle SpA e poco hanno a che vedere con il concetto di MUTUALITA’… per motivi puramente commerciali, tendenti ad acquisire clientela in rami molto più remunerativi di quelli RCAuto (non oggi!), nel tempo hanno variato il metodo di calcolo delle TARIFFE, togliendo al calcolo “geolocalizzato del rischio” (ritenuto lecito dalla UE con sentenza del 2009 relativa alla causa 518/06) anche il fattore mutualistico, NON spalmando il costo del rischio sull’intero territorio nazionale (ove sono obbligati ad operare vista la licenza Nazionale) ma recintandolo nello stesso territorio ove veniva calcolato il rischio…

Hanno, cioè, applicato senza alcun intervento regolatore dello STATO, un vero e proprio FEDERALISMO ASSICURATIVO che vede nella AUTOSOSTENIBILITA’ del territorio un MANTRA da rispettare anche a costi di impoverire interi territori e tessuti economici… Di contro, da quegli stessi territori, hanno tolto gli UNICI RICETTORI dei flussi economici generati, chiudendo agenzie e spostando i centri di liquidazione presso call center situati in ogni dove grazie all’applicazione del RISARCIMENTO DIRETTO, altra enorme causa della conversione da INDUSTRIA DEL RISCHIO a soggetto finanziario… (qui una mia riflessione in tal senso )

SINTETIZZANDO (con riferimenti)

Le compagnie assicurative NON SOLO (lecitamente) diversificano il rischio ma contingentano il territorio valutando il DIVERSO APPORTO economico (numero ed importo di assicurati) relativo al territorio valutato. #federalismoassicurativo

Da questa FORZATURA palesemente discriminatoria ed eticamente immorale (e forse illegale, visto che la licenza è su base NAZIONALE) nascono DIFFERENZE come quella tra NAPOLI e MILANO, come anche indicato un anno fa dall’AGCM nella relazione IC42, passata sotto silenzio dei media.

Difatti Vi invito ad ascoltare cosa ci rispose il Dott. Nava il 12/07/2012 (secondo accesso a Bruxelles ) ed inoltre la mail che ci inviò successivamente. Da tale mail estrapolammo i riferimenti relativi alla Causa 518/06 che, studiata, conferma che la direttiva 46/92/CE consente la diversificazione territoriale relativamente al RISCHIO ASSICURATIVO.

Il rischio, però, è da sempre valutato con le analisi della frequenza e costo medio sinistri. Mai si parla di suddivisione “CONTABILE” ovvero dei “CONCORRENTI ATTIVI” alias il numero di assicurati in un territorio. La divisione “CONTABILE” è – nei fatti – la completa NEGAZIONE del principio di MUTUALITA’, principio cardine del mondo assicurativo… a nostro sommesso avviso tale principio DEVE seguire i confini della LICENZA di ESERCIZIO che, al momento, è su base NAZIONALE.

Attendo in tal senso commenti, ben apprezzati quelli TECNICI.
Roberto Barbarino, dirigente MO BAST!

Sulle discriminazioni basta sceneggiate a favore delle lobbies.

Nelle ultime settimane abbiamo assistito alla querelle relativa all’ approvazione del decreto Destinazione Italia ( solo il nome e’ tutto un programma ) relativamente alle norme che riguardano il comparto RCA.
Una pattuglia, molto esigua a dire il vero, di deputati Campani ha cercato di inserire tra le pieghe del decreto una norma che, se approvata, determinerebbe finalmente la fine di quella che e’ una delle tante forme di discriminazione che tanti cittadini Campani, ma non solo basti pensare che anche citta’ del Sud come Taranto Foggia Cosenza e tante altre ne soffrono, sono costretti a subire.
Premesso che siamo tutti d’ accordo nel pensare che il ritorno al modello di determinazione delle tariffe vigente fino ai primi anni 90, ovvero la determinazione da parte del CIPE di tariffe valide su tutto il territorio nazionale sarebbe panacea di tutti i mali, ma va detto con altrettanta chiarezza che tale scenario e’ irrealizzabile dal momento che tra le tante sovranita’ cedute agli organismi europei c’e’ anche quella che decide in materia di liberalizzazioni nel comparto assicurativo.
E’ opportuno spiegare che la direttiva comunitaria 92/49 CEE impone agli stati membri di non interferire nelle dinamiche di mercato che determinano le tariffe, ed in tal senso ci sono state anche delle sentenze della Corte di Giustizia Europea che hanno espressamente dichiarato la possibilita’ da parte delle compagnie assicurative, di differenziare le tariffe in base ai diversi rischi presenti nelle varie zone prese in considerazione dalle stesse.
(ciò è stato anche pubblicamente scritto il giorno in cui siamo andati per la 3^ volta a Bruxelles, leggi qui, NDR)
Inoltre giova ricordare che la tariffa unica e’ GIA’ LEGGE, nel senso che e’ stata approvata e pubblicata su G.U. nell’ ormai lontano 2012, ma non viene applicata a causa di un’ interpretazione del MISE ( Ministero dello Sviluppo Economico ) che si richiamava appunto alla normativa comunitaria per giustificare tale mancata applicazione.
Allora non una, ma due domande nascono spontanee:
1 ) Cosa ha spinto l’ esigua pattuglia di parlamentari campani a richiedere per l’ ennesima volta l’ approvazione di una norma allo stato dei fatti inapplicabile?
2) quindi non c’e’ modo di risolvere il problema legato alla, diciamola tutta, odiosa estorsione perpetrata dalle compagnie nei confronti dei cittadini Meridionali?
Alla prima domanda si puo’ rispondere solo in un modo: o i parlamentari che hanno richiesto la tariffa unica sono IGNORANTI nel senso che ignorano il contesto normativo all’ interno del quale gli stati membri si possono muovere per regolare le norme relative al settore assicurativo, oppure, pur essendone a conoscenza, hanno sfruttato l’ importanza e la delicatezza dell’ argomento in un momento di forte esposizione mediatica causa la discussione del decreto, per fare una vergognosa passerella in qualita’ di finti paladini degli interessi dei cittadini ben sapendo che non si sarebbe arrivati a nulla.
Alla seconda domanda invece rispondiamo che la normativa, che ci puo’ sembrare ingiusta per quanto sopra riportato, in realta’ stabilisce tutta una serie di principi che se applicati in questo finto paese, risolverebbe il problema della discriminazione in un attimo.
La normativa difatti stabilisce che le tariffe devono essere applicate in assoluto regime di trasparenza e chiarezza e che pertanto le differenze tariffarie da regione a regione, o da provincia a provincia devono avere una chiara giustificazione statistica, senza la quale CADE OGNI TIPO DI DIFFERENZIAZIONE che qualora esiste, come nel nostro caso, diventa DISCRIMINAZIONE.
E allora come non ricordare quanto dice l’ ANTITRUST nella IC 42 pubblicata nel 2013, nella quale, oltre a certificare la mancanza di contrasto alle frodi da parte delle compagnie che “ preferiscono scaricare i costi delle frodi sulle tariffe degli assicurati onesti “, certifica che citta’ piu’ o meno simili quanto a popolazione e densita’ abitativa come Milano e Napoli si ritrovino sulle stesse posizioni quanto a numero di sinistri e costo medio degli stessi, ma Napoli costa in media il 60% in piu’ di Milano. Oppure giova anche ricordare che sono ormai anni che sempre Milano e Napoli, secondo l’ IVASS, hanno pochissimi punti percentuali di differenza tra importo dei premi pagati e costo dei sinistri erogati e che in virtu’ di cio’ le differenze di tariffe tra queste 2 citta’ dovrebbero limitarsi a detti pochi punti percentuali.
Alla luce di cio’ sarebbe opportuno che i parlamentari che ci (dovrebbero) rappresentare anziche’ adottare atteggiamenti donchisciotteschi, nel prendere a cuore un argomento molto delicato per i cittadini, lo facciano con professionalita’ e approfondimento della materia , magari interfacciandosi con associazioni come MOBAST! che si occupano da anni con competenza del problema, altrimenti viene il sospetto che sia stata solo l’ ennesima sceneggiata per favorire le lobbies.

Mario De Crescenzio

(sull’argomento leggete anche la #doppiaverita)

Lettera aperta al sottosegretario Simona Vicari.

#RCAuto ..appello al sottosegretario @SimonaVicari… non ascolti SEMPRE i “mestieranti” che da anni parlano, chiacchierano ed invece hanno prodotto SOLO disastri da tempo immemore, oramai.

Le presento alcune piccole problematiche inerenti il settore.. le legga e Le sottoponga al Suo staff…

1) Le hanno mai detto che il “risarcimento diretto”, voluto obbligatorio ma dichiarato dalla Corte Costituzionale come opzionale come anche voluto dall’Unione Europea, è stato SOLO un meccanismo FINANZIARIO malgestito dalle compagnie assicurative?
2) Le hanno mai evidenziato che le compagnie lamentano TRUFFE laddove non le perseguono perché è più facile scaricare il costo sugli assicurati anziché accollarsi il costo gestionale e riversarlo sugli azionisti ?
3) Le hanno mai fatto intendere che la variazione legislativa relativa alle “riserve tecniche” (passate da riserve per VALORE a riserve per VALUTA) ha di fatto trasformato l’INDUSTRIA DI ASSICURAZIONE DEL RISCHIO in mero accumulatore di LIQUIDITA’?
4) Ha chiara la situazione di desertificazione assicurativa (non solo agenziale ma anche di uffici liquidativi) che vive il SUD in concomitanza con una mancanza di concorrenza e con la chiara ELUSONE DELL’OBBLIGO A CONTRARRE da parte di compagnie che godono, però, di licenza su base nazionale ?
5) Le hanno chiarito che necessiterebbe forzare una definizione di “territorio” entro il cui obbligare le compagnie ad una presenza fisica o, laddove le stesse sono poco rappresentate sul mercato nazionale (< 1%), obbligare le stesse a fornire delle metodologie di “contrazione del rischio” a distanza ?
6) Le hanno riferito, le associazioni di consumatori (quanti ne rappresenteranno ?) che l’IVASS dovrebbe aggiornare la normativa 24/2008 sui reclami in modo che quelli relativi alle polizze (ovvero ai soprusi “contrattuali” praticati quotidianamente dalle compagnie e dalle agenzie) debbano vedere una corretta gestione/risoluzione in 7 giorni e non in 45 giorni come da attuale normativa (pensata perlopiù per il risarcimento danni) ?
7) Le hanno riferito che per prima la stessa ISVAP non usa la Posta Elettronica Certificata (ovvero ne consente l’uso solo alle assicurazioni e non ai cittadini) oltre alle compagnie che non la trasmettono alla stessa IVASS al fine di aggiornare l’NSIV (il database delle compagnie?).
8) Le hanno anche detto che sulla polizza RCA gravano il 26% di tasse per cui la base imponibile, dettata da astrusi ed oscuri calcoli attuariali basati sui dati delle stesse compagnie, non è proprorzionale al valore del bene assicurato (visto che si assicura il “rischio”, non il bene) ?? Il sig. Rossi di Modena con una Ferrari pagherebbe meno tasse del sig. Esposito di Napoli con una Fiat Punto.

Ho scritto “di getto” quanto sopra perchè nauseato da chi CREDE che la scatola nera sia la panacea quando invece il problema è alla fonte, come per esempio l’annoso problema dell’assicurazione dei motocicli tanto da spingere l’ANCMA ad ipotizzare la creazione di una assicurazione specifica come per l’esperienza francese….

Se mi legge per altri due minuti le spiego l’assurdità della situazione …
Il costo elevato della polizza per le Due Ruote nasce dal fatto che il “risarcimento diretto” (vedi punto 1) essendo uno “strumento finanziario” necessita di regole certe anche per quanto riguarda di “costi standard”… Motivo per cui è stato creato un forfait per ogni singolo sinistro…. Fino a 3-4 anni or sono tutti i costi erano comuni, sia auto che moto… dopo è avvenuta la scissione…
Ebbene è acaduto che il forfatit MOTO giocoforza era maggiore di quello auto, specie per quanto riguarda le lesioni. Inoltre laddove le stesse superano la soglia del 9% (cosa molto probabile) non vengono più gestire nel predetto regime risarcitorio…
Bene… qui si dimentica UNA COSA, la più importante……
Oltre l’80% dei sinistri capitati ad un motociclista avvengono contro auto o camion !!! NOn volendo esagerare il 50% degli stessi vede come RESPONSABILI le quattro ruote!!
Si e’ arrivati, dunque, a dare più valenza al flusso finanziario che al concetto di “responsabilita’ civile” e di “calcolo del rischio”.

La prego sottosegretario Vicari, gridi con noi “MO BAST!”
Roberto Barbarino

Adeguamento tariffario, ovvero “cala la CLASSE DI MERITO ed aumenta la POLIZZA”. NO GRAZIE, NON PIU’!

Nel 2012 l’ISVAP (ora IVASS) ha pubblicato sul sito due comunicazioni vincolanti per le compagnie di assicurazioni. In ina di queste, quella del 19/04/2012, l’ISVAP ha interpretato gli artt. 132 e 133 del d.lgs. 7 settembre 2005 n. 209, modificati dalle “liberalizzazioni Montiane” ed ha desunto che tali disposizioni, imponessero, rispettivamente, l’obbligo per le società di offrire polizze con scatola nera (art. 132) e l’obbligo di applicare, in assenza di sinistri, la riduzione del premio prestabilita in contratto per l’anno successivo, senza che eventuali aumenti tariffari possano assorbire la riduzione (art. 133).
L’ANIA ha fatto ricorso a tale interpretazione ed il TAR del Lazio lo ha dichiarato inammissibile nel giugno 2013.
Ne consegue che a partire dall’anno successivo al momento in cui tali norme andavano in vigore, ovvero dal 01/07/2013, vige per le compagnie assicurative “L’OBBLIGO DI APPLICARE, IN ASSENZA DI SINISTRI, LA RIDUZIONE DEL PREMIO PRESTABILITA IN CONTRATTO PER L’ANNO SUCCESSIVO, SENZA CHE EVENTUALI AUMENTI TARIFFARI POSSANO ASSORBIRE LA RIDUZIONE.”

L’associazione MOBAST! ha preparato per gli associati e per coloro che si son recati all’incontro del 23/07 scorso un modulo di richiesta alla propria compagnia di assicurazione.

Contattaci per info alla mail reclami@mobast.org.
Se vuoi possiamo fare da tramite alle tue richieste per cui ti invitiamo ad associarti.
Costa poco ed ci aiuti al sostentamento della Ns. associazione.

In sintesi e per rendere più chiaro il messaggio:

ha diritto alla diminuzione del premio (ovvero NON DEVE ESSERE AUMENTATO) CHIUNQUE, non modificando alcun aspetto contrattuale rispetto all’annualità precedente, non ha cagionato sinistri ed ha rinnovato la polizza dopo il 01/07/2013.

Qui il documento dell’IVASS (ex ISVAP) che riporta il messaggio ai consumatori, linkato nella pagina relativa alla tutela dei consumatori.

02/08/2013 Aggiornamento qui

Dalle proteste alle proposte…. La versione di MO BAST! (aggiornamento continuo)

Dopo aver letto con attenzione quanto sinora proposto dalle altre associazioni (vedi le 6 proposte di Federconsumatori) mi permetto di illustrarVi la Ns. posizione in merito al “CARO RCA”, facendo una piccola disamina anche delle cause dello status quo.
Continua la lettura di Dalle proteste alle proposte…. La versione di MO BAST! (aggiornamento continuo)

Spunto di riflessione.

09-Dicembre-2012-Corriere-dIl costo delle polizze aumenta. Il costo ed il numero di sinistri diminuisce…ad evidenziare queste discrasie provvederanno forse gli inquirenti quando leggeranno con attenzione l’esposto redatto dall’associazione Mo Bast! con la supervisione dell’avv.to Bozzelli..Esposto_RCA_2012 (2123)
Ma chi è del settore ricorderà che anche nel 2002 il costo delle polizze s’era impennato oltremodo ma allora ci fu una sentenza del Consiglio di Stato che diede ragione all’Antitrust in merito all’esistenza di un cartello assicurativo tra 38 compagnie che artatamente aumentavano i premi assicurativi di 1/6..
Poco dopo venne alla luce la denuncia di tale Giovanni D’Agata, un liquidatore, che evidenziò come la compagnia assicurativa aumentava il numero di sinistri in modo fittizio per migliorare i parametri da consegnare agli attuarii al fine di valutare le tariffe assicurative…
Dopo circa 4 anni di stagnazione dei premi assicurativi dovuta ad un aumento ispettivo dell’Organo di Vigilanza, dal 2007 in poi, con l’arrivo del risarcimento diretto si è assistito di nuovo ad un’impennata dei prezzi delle polizze…
Questa volta i motivi dell’aumento dei premi non è dovuto solo e semplicemente ad un “cartello” ma ad una CONVENZIONE, caldeggiata anche da varie associazioni di consumatori, che fa del flusso finanziario l’unico motivo di “valutazione del rischio”, paventandola come un INDENNIZZO DIRETTO dell’assicuratore al proprio assicurato…
In realtà queste imprese, in un mercato nient’affatto LIBERO, NON sono più ASSICURAZIONI ma ACCUMULATORI di LIQUIDITA’…
Non si spiegherebbe altrimenti la volontà delle compagnie di liquidare ad ogni costo sinistri SENZA verificarne l’accaduto, SENZA avvisare il presunto responsabile pur di rispettare i tempi liquidativi e accaparrarsi il “forfait” in stanza di compensazione ….per poi applicare il malus agli ignari assicurati od aumentare i premi al “parco buoi” in virtù di “presunte” truffe..
Non si comprenderebbe perché un assicurato modello che da oltre 10 anni non cagiona alcun sinistro nè ne subisce alcuno, diventi un “costo industriale” troppo alto poiché la sua polizza è troppo bassa…
Non si capisce perché nel 2010 sia stato possibile visionare un documento interno dell’Assitalia nel quale la stessa indica che le agenzie che fanno GUADAGNARE MENO DEL 30% (!) vanno chiuse, disdicendo gli assicurati senza distinzione alcuna…
Questa avidità “finanziaria” delle ASSICURAZIONI porta all’elevato costo della polizza RC Auto, che ricordo è obbligatoria, ed al corteggiamento da parte del Governo affinché le stesse comprino BOT e titoli di Stato..
Ma siamo matti ??! Dovè finita l’etica, dove e come è applicata la ratio della mutualità sancita con la Legge 990/69?
Quando i costi dei premi assicurativi erano stabiliti dal CIPE, e parlo di 20 anni or sono, prima della finta “liberalizzazione” del settore, gli uffici liquidativi erano chiamati Ispettorati (nomen omen) ed ai “liquidatori” competeva il controllo diretto di una o più agenzia, da ispezionare, per l’appunto.
Tale rigido controllo sulla congruità dei conti, sulla realtà dei sinistri era dovuto al fatto che le compagnie NON POTEVANO malgestire un sinistro in quanto il costo delle polizze era pressoché bloccato e quindi una mala gestio si ripercuoteva sui bilanci aziendali.
Al momento della finta liberalizzazione – finta perché asincrona in quanto in un mercato comunque forzato e drogato dall’obbligatorietà di Legge – le compagnie hanno preferito contenere i costi vivi di esercizio (leggasi personale interno, qualificato e non e professionisti esterni, periti ed avvocati difensori) a scapito di una peggiore qualità della gestione del sinistro, poiché i relativi costi impropri (aumenti dei risarcimenti, truffe, oneri legali aggiuntivi) potevano semplicemente essere scaricati sugli assicurati l’anno successivo.
E’ accaduto così, che gli ispettorati son diventati dei centri liquidazione danni e gli “ispettori” dei semplici “liquidatori” il cui solo compito era (ed è) di rispettare “tempistiche” gestionali e la formale regolarità della gestione… il loro compito è pagare …. quasi sempre… anche quando c’è odore di truffa.. anche quando il “perito” segnala delle anomalie… anche quando l’assicurato dice di non aver effettuato il sinistro, nè di aver mai percorso una tale strada…
A tutto questo c’è un limite …cca nisciun è fess !
MO BAST!

Le compagnie hanno l’obbligo di concedere il frazionamento del premio rca?

L‘obbligo a contrarre delle compagnie assicurative in ambito rca è purtroppo un tema di grande attualità a causa dei comportamenti scorretti di molte Imprese nei confronti di alcune categorie di assicurati, dai residenti del Sud agli assicurati sinistrosi. Una tecnica spesso usata per eludere quest’obbligo riguarda il frazionamento del premio; come si comportano molte compagnie al riguardo?

L‘obbligo a contrarre è regolato dall’art. 132 del Codice delle assicurazioni che impone alle compagnie l’assunzione del rischio rca secondo le proprie tariffe ufficiali salvo la verifica della correttezza dei dati del veicolo, dell’attestato di rischio e del contraente. Purtroppo però tra le tante tecniche utilizzate dalle compagnie per eludere quest’obbligo c’è quella di non concere frazionamenti diversi da quello annuale, il chè spinge molto spesso il contraente a rivolgersi ad altra compagnia, magari meno conveniente ma disposta a concedere almeno il frazionamento semestrale che alleggerisce un po’ il premio da pagare alla stipula.

In questi casi è necessario verificare le condizioni di polizza; se in esse la compagnia indica chiaramente la possibilità di ottenere un frazionamento diverso dall’annuale dietro il pagamento di un sovrappremio allora la compagnia non ha scampo, l’obbligo per l’Impresa è quello di concedere il frazionamento del premio di polizza. Verificate quindi la nota informativa della polizza rca che volete stipulare se la compagnia non vuole concedervi il frazionamento, perchè esso è un diritto dell’assicurato qual’ora indicato.

Ricordate però che il frazionamento è sì un diritto per l’assicurato ma anche un dovere, infatti anche nel caso di polizza frazionata il cliente ha l’obbligo di completamento dell’annualità assicurativa (salvo i casi di legge dovuti a furto, vendita o demolizione del mezzo), per cui la concessione del premio dilazionato in più rate va intesa come un’agevolazione nel pagamento del premio altrimenti troppo pesante per le tasche del contraente.

Niente incidenti con l’auto in un anno? La riduzione del premio è automatica

Il decreto «liberalizzazioni» contiene alcune norme in materia R. C. Auto che attribuiscono ai consumatori nuovi diritti. L’Isvap – informa Ferderconsumatori Bergamo – ha già provveduto a chiarire alle compagnie di assicurazione alcuni aspetti attuativi delle nuove norme. 
In particolare: variazione in diminuzione automatica del premio in assenza di sinistri (Art. 34 bis)La norma prevede che all’assicurato che non abbia provocato sinistri sia applicata, all’annualità successiva, una riduzione automatica del premio.
L’Isvap ha chiarito che la norma va applicata secondo un meccanismo biennale di “scorrimento” e che la riduzione di premio, nel primo anno, non può essere  compensata  da eventuali aumenti di tariffa. La riduzione va indicata nel contratto in termini percentuali in modo da mettere l’assicurato nella condizione di verificarne agevolmente l’applicazione nell’anno successivo.Ecco un esempio concreto di applicazione della norma:- consumatore che pagava un premio di euro 500,00, in classe di merito 3, che deve rinnovare il contratto r.c.auto il 1° luglio 2012;

– l’impresa è tenuta ad indicare nella polizza di rinnovo, in termini percentuali, la riduzione di premio di cui beneficerà l’assicurato alla scadenza del 1° luglio 2013, in caso di assenza di sinistri. Le condizioni contrattuali (o apposite appendici) devono prevedere in caso di passaggio dalla classe 3 alla classe 2 la corrispondente riduzione percentuale (ad esempio una riduzione del 5% del premio), percentuale che deve essere chiaramente indicata;

– il 1° luglio 2013 il consumatore che non ha provocato sinistri dovrà pagare euro 475,00 (500 euro meno 25 euro di riduzione, pari al 5%);

– al momento del pagamento della nuova annualità (1° luglio 2013) l’impresa, oltre a riconoscere la riduzione concordata, dovrà indicare, se del caso, che alla successiva scadenza contrattuale (1° luglio 2014) il premio potrà variare in relazione al mutato fabbisogno tariffario. Il consumatore, conoscendo la misura del nuovo premio con almeno 30 giorni di anticipo (ai sensi del Regolamento ISVAP n. 4/2006), potrà ricercare coperture più convenienti.

– al 1° luglio 2014 l’assicurato pagherà il nuovo premio e avrà diritto di conoscere quale sarà la riduzione automatica del premio al 1° luglio 2015, e così via ……

Cosa fare se l’impresa non applica le nuove norme

Se le imprese di assicurazioni (agenzie o centri liquidazione sinistri) non applicano le nuove norme il comportamento va segnalato all’ISVAP, chiamando il Contact Center Consumatori al numero verde 800486661 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13.30 o inviando un reclamo scritto: ISVAP, Via del Quirinale, 21 – 00187 Roma – fax 06.42.133.745 o 06.42.133.353.